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Storia

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Da una foto storica del 1923 si può accertare che il Trabocco Pesce Palombo, sito nel territorio di Fossacesia in Contrada la Penna località la “Fuggitelle”, era già esistente. Proprietà di Orlando Verì (Padre) fu successivamente ereditato dal figlio Ernesto Verì il quale lo mantenne attivo fino al 1979 quando nella notte di San Silvestro a causa di una forte mareggiata crollò sugli scogli dove si ergeva l’antica macchina da pesca, a testimoniare la sua esistenza rimasero solo due pali.

 

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Per circa 20 anni Ernesto Verì ha cercato di ricostruirlo. Ogni tentativo è risultato vano fino a quando dal Patrimonio Culturale della Regione Abruzzo nel 1999 viene rilasciata l’autorizzazione al recupero del Trabocco con regolare Concessione Edilizia. Dei lavori di recupero si sono interessati i figli di Ernesto Verì, Franco e Bruno Verì e finalmente nel 2001 vengono ultimati i lavori. Il trabocco Pesce Palombo prende il suo nome da una antica storia che vuole che nel nostro mare si pescassero i palanzi ed una volta un traboccante se ne ritrovò uno nella rete.

 

 

La Balena di Vallevò

La balena di Vallevo

Quel giorno del 16 agosto I960, nessuno poteva immaginare quale evento straordinario avrebbe animato, per diversi giorni, la piccola località di Vallevò. Il mattino si presentò con tutto il suo estivo splendore. Il mare calmo e cristallino, non increspato nemmeno dalla brezza più leggera, sembrava non trovare confine nell'orizzonte e quindi combinarsi con il ciclo turchino. La quiete che regnava sovrana in quelle ore, era interrotta, di tanto in tanto, dal richiamo di alcuni gabbiani che, con il loro atteggiamento predatorio, lasciavano intendere la presenza di qualche branco di pesce. Infatti, seguendo il volteggiare degli uccelli, Cesare Annecchini, giovane pescatore locale ma già esperto conoscitore del mare, notò subito che un tratto dello stesso, poco a sud di punta Tufano, brulicava di pesce che con il suo movimento vorticoso, increspava le acque. Immediatamente si precipitò a chiamare Ettore Veri, altro pescatore di Vallevò e suo occasionale compagno di pesca. I due, dopo avere imbarcato le attrezzature occorrenti sulla barca denominata Fortunello, orientarono la prora verso il mare aperto e iniziarono una poderosa e unisona vogata che pareva sincronizzarsi con il loro respiro. Giunti sul punto ritenuto più idoneo, in direzione dello Scoglio del Gabbiano, Cesare lasciò il suo remo al compagno e si dedicò alla preparazione delle attrezzature da pesca.

La balena di Vallevo

Fu in quel momento che Ettore, scrutando il fondale, scorse in profondità una massa amorfa e scura, che sembrava venire loro incontro. Cesare a quella vista si entusiasmò, sperando si trattasse di un grosso branco di pesce e questo già gli faceva immaginare una pesca abbondante. Ma mentre i due amici, non convinti, formulavano altre ipotesi sulla natura di quella massa, la videro lentamente salire in superficie e manifestarsi in una enorme creatura che affiorava tra spruzzi e onde. Una balena! E chi l'aveva mai vista in questi mari! Attimi di paura, di stupore, di meraviglia. Sensazioni forti e contrapposte pervasero i due pescatori. Ettore, quasi senza accorgersene, si ritrovò a remare con vigore inusitato, verso la direzione più vicina alla terraferma; ma se da una parte l'uomo indietreggiò di fronte a quell'essere mastodontico e misterioso, dall'altra non rinunciò all'impari combattimento. Qualcuno da casa aveva seguito la scena e correndo verso il mare urlava e richiamava la gente della contrada che in breve tempo affollò la scogliera e la collinetta soprastante, assistendo impotente, all'incredibile avvenimento. Alcuni ragazzi esultavano, confidando in una pesca eccezionale per la coppia di pescatori, ma altri, più anziani, li zittirono paventando una situazione di pericolo. Il cetaceo inseguì l'esile barchetta, scostandosi di rado dalla sua scia. Dopo alcuni concitati minuti, la Fortunello approdò nella caletta di punta Tufano scivolando agilmente tra gli scogli affioranti.

Ettore e Cesare, dopo avere visto la balena incagliarsi inesorabilmente sul basso fondale e dare gli ultimi titanici colpi di coda contro gli scogli, si guardarono negli occhi, quasi a volersi trasmettere le emozioni appena vissute e lì capirono che quella sarebbe stata la più grande avventura che il mare avrebbe loro mai regalato. La notizia della balena a Vallevò, rimbalzò velocemente su giornali, radio e televisioni italiani e di altri paesi che, riportando la singolare notizia, fecero sobbalzare anche i molti emigranti abruzzesi sparsi per il mondo. Per diversi giorni gli scogli attorno all'enorme mammifero ospitarono folle di curiosi, alcuni dei quali si fecero anche fotografare sul suo dorso. Ma poi le autorità decisero di fare rimuovere la carcassa dell'animale, poichè iniziarono a manifestarsi problemi igienico-sanitari. E fu così che Vallevò, fino ad allora tranquilla ed anonima località, assistette all'epilogo dalla vicenda con la balena rimorchiata da un grosso peschereccio, dopo un complicato disincaglio, verso il punto dove sarebbe stata inabissata per sempre.